Volpe, dune e mare. Maremma

In Maremma, tra la macchia,  i pascoli e le spiagge si aggirano parecchie volpi. Alcune hanno perso la  tradizionale diffidenza nei confronti degli esseri umani ma la loro proverbiale astuzia è rimasta immutata…

 

Lungo le piste della Maremma può capitare di incappare in qualche volpe golosa che, ferma tra il tracciato e la boscaglia, sembra aspettare qualcosa di buono dagli escursionisti di passaggio: alcune mostrano coraggio e si avvicinano alle persone, altre arraffano quanto viene loro lanciato e spariscono immediatamente, inghiottite dai cespugli.

Volpe e turista

Zona di Alberese – Lungo il tracciato che porta al mare, una turista straniera familiarizza con una ben pasciuta e per nulla diffidente  giovane volpe.

La storia di Ranga

Ranga è una delle tante volpi del Parco Naturale della Maremma che, la sera, lasciano i loro nascondigli segreti per cercare di che sfamarsi. Qualche mese fa, forse mentre voleva raggiungere furtiva i pollai di qualche centro abitato, finì sotto una macchina e ne uscì con la zampa posteriore sinistra fratturata: se la cavò ma, da allora, cammina  a fatica. Daniela ed io l’abbiamo incontrata al tramonto, seduta sulla ghiaia presso il sentiero che porta a un chiosco dove si vendono bibite fresche e panini che profumano di Maremma. Il gestore stava chiudendo e parlava in tono confidenziale di Ranga con un cliente, come si fa tra amici di vecchia data. Al nostro arrivo nessuno mostrò la benché minima sorpresa: il barista si ricordava di noi per averci spento la sete la sera precedente, noi vedevamo Ranga per la prima volta; lei probabilmente già ci aveva spiato tra i cespugli dove si rintana quando al chiosco la presenza umana si fa troppo numerosa. Da come si leccava i baffi si capiva che aveva fame.

Volpe con zampa rimasta lesionata

Ranga, la volpe che porta i segni di un incidente. Qualche tempo fa, forse investita da un’auto, ebbe una zampa  seriamente danneggiata.

Ranga sopravvive grazie al buon cuore di chi le offre qualcosa da mangiare ma… il regolamento del Parco sconsiglia di dare cibo agli animali. Nei pressi del chiosco, mentre  rivolgiamo un saluto al barista e al suo ultimo avventore tutti quanti – volpe compresa – ci scrutiamo con attenzione: forse dobbiamo vincere le nostre diffidenze reciproche. Il cliente del baretto vorrebbe fare il primo passo, ma ci studia con la stessa curiosità della volpe: sa che vi sono persone intransigenti che mai e poi mai interferirebbero con il cosiddetto corso naturale degli eventi. Detto in breve, costoro affidano il destino degli animali a una non meglio identificata madre natura che, da sola, finirebbe per mettere le cose a posto, pare eliminando i più deboli. Per contro ci sono anche animalisti che mettono il loden ai cani e che già studiano di fabbricare scarpette con il tacco per le cagnette. Troviamo infine coloro che castrano gli animali da compagnia perché non si allontanino da casa per cercare di svolgere la naturale funzione riproduttiva: in questo modo assicurano loro una vita tranquilla, senza zuffe né pericoli. Lo fanno per amore, sia ben chiaro ma… chi mai vorrebbe fare la fine di quegli amici dell’uomo condannati a vivere come le bambole di porcellana? Noi, i nuovi arrivati, non siamo ancora stati catalogati ma è subito evidente che bisogna risolvere il problema della cena della povera volpe: “… se non si può dare cibo agli animali, non si può certo impedire che se lo prendano da soli”, ci diciamo a bassa voce un po’ come quando si parla alla nuora perché la suocera intenda.  Nello zaino c’è ancora un panino con una cotoletta… è stato a spasso sotto il sole tutto il giorno, di appetibile gli è rimasto ben poco ma la volpe non lo perde di vista un solo istante. Con noncuranza abbandoniamo lo spuntino su una panca, andiamo al chiosco per prendere qualcosa da bere e scattiamo le prime fotografie.  Ranga sarà pure impedita e trascina una zampetta ma… alla vista di tanto ben di Dio si erge ritta sulla panca e si spazzola la cotoletta in un istante, lasciando solo il pane. Sarà altruismo? Intanto attorno al baretto compaiono un paio di ghiandaie: gli avanzi sono ancora un bocconcino appetibile.

Ghiandaia marina

Ghiandaia. Al sicuro tra i rami, l’uccello asssiste al pasto della volpe.

Di colpo nella volpe si risveglia  lo spirito del predatore e, mentre osserva gli uccelli, i suoi occhi sprizzano scintille.  L’istinto primordiale dura però solo qualche istante perché, visto che le ghiandaie se ne stanno sui rami,  Ranga si accaparra il resto della cena. In mancanza di carne fresca si accontenta di ciò che è rimasto, addenta il pane e va a mangiarselo tra i cespugli: agli altri abitanti del bosco non resteranno neppure le briciole. Subito dopo viene verso di noi, speranzosa, ma non abbiamo più niente da offrire e mostriamo le palme delle mani vuote. A questo punto l’ultimo avventore del chiosco capisce che amiamo i regolamenti elastici e provvede personalmente con un cartoccio  pieno di leccornie. Ce le mostra come un trofeo, poi racconta la storia della povera Ranga: da mesi la sovvenziona furtivamente e, in effetti, l’animale pare ben pasciuto. L’ora del rancio della volpe coincide con l’orario di chiusura del piccolo bar perché tra i clienti c’è chi ne ha paura, chi vorrebbe metterla in una gabbia ben protetta, chi la vezzeggia e chi la caccia via, lontano dai tavoli. Su cosa sia meglio per lei i pareri si accavallano ma  Ranga pare non farci caso. Nella sua sventura,  ha infatti trovato un amico che le permette di sopravvivere, sia pure lontano da quegli angoli di Maremma segreta tanto difficili da scoprire.   

Volpe con circolo rosso che evidenzia i postumi di una frattura alla zampa posteriore sinistra.

Ranga cammina a tre zampe, ma di tanto in tanto utilizza l’arto posteriore danneggiato senza mostrare segni di dolore: per salire sulla panchetta in cui aveva arraffato il nostro panino aveva mostrato infatti una agilità insospettabile. La caccia le è ormai preclusa, ma la vicinanza di persone che provvedono al suo sostentamento le permette di sopravvivere senza difficoltà.

 

Testo e foto: Daniela De Ambrosis e Franco Bertola (Pen name: Franco Gray)