Transumanza

Maggio: per boschi e radure, verso gli alpeggi… (Foto: Franco Gray)

Enarpa e desarpa in Valsesia sono termini poco usati: in effetti li ascoltai per la prima volta anni fa all’UPO dalla viva voce del professore di etnologia Piercarlo Grimaldi. “Enarpa” evoca la primavera, con l’avventura della salita agli alpeggi delle mandrie, verso i pascoli d’alta quota ricchi di erbe tenere e di fiori profumati. “Desarpa” indica invece la successiva discesa quando, con l’arrivo dei primi geli di settembre, i malgari scendono a valle.  La salita all’alpeggio e il rientro sono celebrati in vari modi, con cerimonie, sagre e benedizioni: fanno parte di un rituale dai mille colori che cambia da paese a paese e che spesso riprende tradizioni che sono arrivate fino a noi dalla notte dei tempi.

Ho partecipato a varie transumanze, a volte per dare una mano e… soprattutto per poter documentare dal vivo il tragitto che – ora a piedi con marce anche notturne, ora sui camion – vede arrivare ai piedi dei sentieri di montagna mucche, ovini e animali da soma provenienti dagli allevamenti del fondovalle.

L’esperienza della transumanza aiuta a riflettere sulla diversa interpretazione della realtà ad opera degli umani. Lungo la strada asfaltata incontri di tutto: accanto alle persone che guardano ammirate la mandria scopri figure che vanno dall’automobilista schizzato alla signora che lancia improperi perché pecore e capre, allungando il collo o infilando il muso tra le recinzioni, potrebbero brucare i fiori del suo giardino.  Poi, imboccato il sentiero che porta agli alpeggi, ti accorgi che gli animali hanno fretta di arrivare: fiutano l’erba tenera che li aspetta… e la fatica diventa poesia.

Primavera: si sale verso gli alpeggi…

Una mandria che sale verso gli alpeggi del Boccetto Sessera

Valsessera, sabato 25 maggio 2013. La mandria di Walter Croso attraversa la borgata Cerale per la quattordicesima edizione di “Transumando”. Lasciata la zona di Camandona i circa duecento capi della mandria si dirigono verso gli alpeggi del Bocchetto Sessera. Tra questi l’alpe Moncerchio e l’alpe Campelli… (Foto: Franco Gray)

 

 

Fotocomposizione con gregge in movimento

Giugno, dintorni di Vocca. Un gregge diretto verso gli alpeggi dell’Alta Valsesia. Presto gli animali lasceranno le zone boscate e raggiungeranno i pascoli d’alta quota… (Foto: Franco Gray)

Sentieri fioriti, Valsesia

Verso il Barba Ferrero, sui sentieri fioriti (Foto: Matthias Mandler)

L’estate alpina esplode quando si scioglie l’ultima neve. Nella foto di Matthias Mandler – scattata a luglio sul tracciato che porta al Rifugio Barba Ferrero -  balzano agli occhi i fiori delle praterie  e dei pascoli d’alta quota: in primo piano arniche e campanule.  Tra le alture dello sfondo il Mud,  il Tagliaferro e il Col d’Olen: montagne disseminate di sentieri a volte nascosti, di pascoli, di alpeggi e di baite…

 

Fioritura oltre l'Alpe Veglia

Fioritura di costolina alpina (Foto: Matthias Mandler)

Con questa nuova foto di Matthias Mandler lasciamo le valli a cavallo della Valsesia.

Ci troviamo in Val Cairasca,  nel Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero. Dal Lago Bianco, immersi in una spledida fioritura di costolina alpina, vediamo sullo sfondo il Monte Leone (m 3553): siamo ormai alla fine di luglio, ma sui fianchi della montagna permangono gli ultimi residui di neve e l’estate alpina giungerà presto al termine. 

Con la metà di agosto  esploderanno i temporali e arriveranno i primi freddi: questi luoghi diventeranno sempre meno agibili e le mandrie che vi hanno passato la stagione calda saranno costrette a scendere a valle.

 

Fine estate, si scende dagli alpeggi…

La breve stagione degli alpeggi d’alta quota finisce con l’estate. All’inizio dell’autunno nelle praterie del piano alpino arrivano infatti le prime spruzzate di neve e il freddo che brucerà il verde dei pascoli.

Cade la prima neve sui pascoli - Gran San Bernardo

Primi di ottobre e prima neve al Gran San Bernardo – (Foto: Celestino Vuillermoz)

 

In marcia verso il fondovalle, tra le prime nevi...

La prima e inaspettata  neve di ottobre provoca precipitosi ritorni verso il fondovalle (Foto: Celestino Vuillermoz)

 

 

 

Le foto sono state scattate in ai primi di ottobre da Celestino Vuillermoz  in Valle d’Aosta. Siamo verso il Colle del Gran San Bernardo, a quote sopra i 2400 mslm.  Il pastore attanagliato dalla precoce nevicata ha trascorso l’estate sui monti. Lassù, con l’aiuto di una compagna, accudisce circa 900 ovini, tra pecore e capre.  Le prime nevi cancellano il verde e i sentieri e – soprattutto se impreviste -  obbligano i margari a compiere precipitose  discese verso il fondovalle

 

Animali che - lasciati gli alpeggi verso il Gran San Bernardo - ritornano a valle in seguito tra la prima neve (Foto: Celestino Vuillermoz)

In marcia verso il fondovalle… (Foto: Celestino Vuillermoz)

Quella che, a prima vista, potrebbe sembrare una ritirata in realtà è soltanto un inaspettato ripiegamento tattico: la veloce discesa verso il fondovalle prelude a un nuovo ritorno. E così sarà  quando lassù torneranno i fiori e i profumi di  un’altra primavera.

Non solo neve…

Desarpa: dall'Alpe di  Mera verso Campertogno

Valsesia, fine settembre – Dall’alpe di Mera in marcia verso Campertogno (Foto: Franco Gray)

“Se il tempo ci aiuta… siamo a cavallo, se non ci aiuta ci arrangiamo come si può”: così recita un vecchio detto valsesiano. Per il rientro delle mandrie, in effetti, nulla è più gradito di una bella giornata di sole e – negli ultimi tratti – di un traffico disciplinato. La foto mostra una tranquilla desarpa di fine settembre: a stagione dell’alpeggio ormai conclusa, le mandrie hanno lasciato l’alpe di  Mera  e si dirigono verso Campertogno.  Tra poco gli animali arriveranno ai ricoveri del fondovalle, e nei recinti troveranno ancora erba fresca. In primo piano Greta con i suoi  cavalli aveglinesi, sullo sfondo il padre, medico veterinario e appassionato allevatore (Foto: Franco Gray)

Desarpa conclusa: gli animali stazionano nei recinti del fondovalle     stazionano

Nei recinti, dopo la lunga camminata dall’Alpe di Mera a Campertogno. Un vitellino di razza Highland Cattle corre a cercare la madre per una veloce poppata… (Foto: Franco Gray)

Campertogno: la mandria staziona nei capaci recinti annessi ai ricoveri invernali. Se nei pascoli alti l’erba sarà presto coperta di  brina, qui gli animali trovano ancora un pascolo ricco e vario. Nel grande recinto tra le razze tipiche della Valle si notano le “Higlander”: la razza è originaria della Scozia e riesce a prosperare anche in condizioni ben più difficile di quelle delle vallate alpine. I soggetti qui fotografati hanno trascorso l’estate all’alpe di Mera e presto ritorneranno alle pendici del Monte Fenera. La razza è presente anche in Val Vogna.

Nei paesi di montagna c’è sempre una buona occasione  per fare festa. A desarpa conclusa si organizzano sagre, fiere e  altri momenti d’incontro: il bestiame viene agghindato e messo in mostra, i malgari vendono i loro formaggi d’alta montagna e gli artigiani i loro prodotti…

Fiera a Campertogno

Campertogno, ottobre: momenti di incontro e di festa che concludono la stagione degli alpeggi (Foto: Sara Namaste Mazzone)

 

Alpeggi noti e luoghi dimenticati

Mulattiera tra boschi quasi dimenticati

Valle Artogna: una mulattiera dimenticata. Ai lati del tracciato, le pietre accumulate in un periodo senza tempo per evitare gli sconfinamenti (Foto: Enzio Giovanni)

Murature e sentieri dimenticati – Le foto di Giovanni mostrano una mulattiera ormai quasi dimenticata della Valle Artogna e (foto sotto) un curioso manufatto di cui si cerca di intuire la  funzione originaria. Forse – scrive l’autore –  quel muretto serviva a proteggere un coltivo.  E a proposito dei muretti che costeggiano le mulattiere Giovanni ricorda i nomi locali: nell’Alta Valle erano detti “gasse” o “stricce” e avevano la funzione di difendere prati da sfalcio e coltivi dall’ingordigia degli animali.

Muretto nel bosco...

Un muretto, forse costruito su di un masso erratico. Ora quasi inghiottito dalla vegetazione spontanea, si cerca di intuirne la funzione (Foto: Enzio Giovanni)

L’autore delle due foto che chiudono l’articolo ricorda una antica usanza di Alagna: se una mucca fosse mai entrata nei campi altrui il padrone dell’invadente animale avrebbe dovuto indennizzare il proprietario del fondo con una forma di pane per ogni impronta lasciata sul terreno.  Usanze che “… fanno capire perché gli antichi si prendevano il tempo di spostare tonnellate di pietre da mettere ai bordi delle mulattiere…”, conclude Giovanni.

Concludo proponendo un momento di riflessione sui fattori che hanno influenzato il destino degli alpeggi. Alcuni sono rimasti a testimoniare un felice connubio tra natura e cultura, altri sono stati massicciamente antropizzati ma – accanto alle moderne strutture destinate al tempo libero – hanno in parte conservato l’antica vocazione e vi troviamo sia gli animali al pascolo che le altre attività legate all’agricoltura e alla selvicoltura. Poi ci sono gli alpeggi dimenticati e ormai in rovina… e si scopre che è ora di inventare un nuovo titolo e di capire come e perché ciò sia avvenuto.

A cura di Franco Gray (All’angrafe: Franco Bertola) – Revisione: Dani Ciamp

Bibliografia

Grimaldi Piercarlo 1993 – Il calendario rituale contadino, Milano, Franco Angeli

FOGLIA 100-x-75

Argomenti correlati

Vai a  Tra i pastori: una ricerca sul campo

Vai a  Piani altitudinali: il piano montano

Vai a  Dalla Scozia alla Valsesia: Highland e Fenera Fold

 

FOGLIA 100-x-75

In questo sito si raccolgono osservazioni ed esperienze di ricerca sugli alpeggi: Storia e storie, esperienze, luoghi dimenticati, alpeggi rivitalizzati. Il lavoro spazierà tra le ultime colline pedemontane e i pascoli d’alta quota. Chiunque abbia idee da discutere o materiale da pubblicare può mettersi in contatto.

Sito: storienaturali@gmail.com – Admin: effe.gray@gmail.com

 

Nota – Il sito chiede sempre ai vari autori il permesso di pubblicare le loro foto o i loro testi. Tutto il materiale resta  proprietà degli  autori e non potrà essere utilizzato senza la loro esplicita autorizzazione.