Questa ricerca  incominciò nel luglio 2014, quando le siepi di bosso della Bassa Valsesia furono massicciamente attaccate da un bruco ai più sconosciuto. Si trattava della famigerata “Piralide del  bosso”, una farfalla della famiglia Crambidae  che – originaria dell’Asia – dopo aver peregrinato per l’Europa divorando intere siepi di bosso era arrivata fin dalle nostre parti…

Fotocomposizione con bosso e Cydalima

Una pianta di bosso parzialmente attaccata dai bruchi della Cydalima perspectalis e l’insetto ormai adulto (Fotoelaborazione: Franco Gray)

I bruchi della Cydalima attaccano non solo le foglie del bosso, ma anche il sottile strato di corteccia dei rametti. Va da sé che –  se una siepe è curata e ben potata –  i giovani e teneri germogli diventano molto appetibili e finiscono  divorati con una rapidità sorprendente. Nell’arco dell’estate si possono succedere  almeno due generazioni di bruchi defogliatori ma – se le condizioni ambientali sono favorevoli – le generazioni possono diventare tre, e qualcuno sostiene che potrebbero diventare anche quattro.  

Tutto inizia con la deposizione delle uova sulla pagina inferiore delle foglie di bosso: ne escono piccoli bruchi  che rodono la parte superiore delle stessa foglia che li ha visti nascere. I bruchi crescono rapidamente e – in mancanza di foglie – finiscono per attaccare tutte le parti verdi, con conseguente disseccamento della pianta già alla seconda generazione.

Fotocomposizione con siepe attaccata dai bruchi della Cydalima e crisalide della stessa

Siepe di bosso attaccata dalla Cydalima: a desta un bruco di prima generazione, a sinistra la crisalide (Foto: Franco Gray)

Foto sopra– Sulla siepe di bosso dello sfondo sono ben visibili i danni provocati dagli attacchi dei bruchi di Cydalima di prima generazione: siamo agli inizi della stagione calda e non tutte le foglie sono state erose. In basso a sinistra un bruco che, raggiunta la lunghezza di circa quattro centimetri, si prepara ormai ad incrisalidarsi. A destra una crisalide appena formata: in genere i bruchi  si incrisalidano unendo tra di loro qualche foglia della stessa pianta di bosso in cui vivono.

Fotoelaborazione con esuvia di cydalima e sipe di bosso ormai disseccata

Sullo sfondo  una siepe di bosso ormai disseccata. In primo piano l’esuvia di una Cydalima perspectalis (Foto: Franco Gray)

 

A destra: esuvia di Cydalima perspectalis e, sullo sfondo,  una siepe di bosso ormai disseccata dai voraci bruchi di seconda o terza generazione.

Le farfalle si riproducono subito dopo l’uscita dalle esuvie e depongono le nuove uova fissandole nella pagina inferiore delle ultime foglie sane.   

Per le piante di bosso i guai seri iniziano con la nascita dei bruchi della seconda generazione: ad essere attaccati sono  i teneri ricacci che la pianta produce per autorigenerarsi: seguono le foglie rimaste e – in mancanza d’altro – anche le parti più tenere della corteccia. La distruzione delle foglie e dei vasi linfatici che, dalle radici, portano la linfa grezza alle foglie hanno come conseguenza l’interruzione dei processi di organicazione. Il disseccamento totale avviene per lo più nelle piante attaccate per almeno un paio di generazioni all’anno.

Piralide del bosso appena sfarfallata

Piralide del bosso appena sfarfallata. La foto è stata scattata su una rosa, nei pressi di alcuni bossi già attaccati dai bruchi… (Foto: Pierangelo Gatto)

Le siepi di bosso e la Cydalima perspectalis, ovvero la famigerata farfalla nota come “Piralide del bosso”: note e appunti dalla campagna, dalle boscaglie e dai giardini…

Nei Paesi d’origine (India, Cina, Giappone e altri del Sud Est asiatico)  )  la Cydalima è tenuta sotto controllo  dai suoi antagonisti: di conseguenza il numero di bruchi viene limitato da altri insetti (tra questi la Vespa velutina). Dalle nostre parti invece gli antagonisti scarseggiano ma – come dimostra la documentazione fotografica che segue – le vespe nostrane si stanno attrezzando per trasformare il parassita in risorsa commestibile e – sia pure con qualche difficoltà – iniziano ad attaccare i bruchi. Li vanno a cercare tra le foglie dei bossi: in effetti in tutti i giardini o parchi europei che ho visitato dove si notano i segni della presenza delle piralidi con un po’ di attenzione si scorge anche un via-vai di vespe indaffarate.

Ecco come agiscono:

Vespa attacca piralide del bosso

Vespa all’attacco di un bruco di piralide (Foto: Franco Gray)

Vespe e bruco di piralide del bosso

Vespe che, attaccato e ucciso un bruco di piralide del bosso, iniziano a sezionarlo (Foto: Franco Gray)

Vespa con preda

Vespa con i resti del bruco di piralide che ha appena predato (Foto: Franco Gray)

Vespa che si ripulisce le antenne imbrattate dai fili sericei che avvolgono i bruchi della Cydalima

Vespa che si ripulisce le antenne dai sottili fili sericei che proteggono i bruchi delle piralidi del bosso (Foto: Franco Gray)

Le foto mostrano la tecnica usata dalle vespe per la cattura dei bruchi. I sottili fili sericei che li circondano sono senza dubbio un grosso ostacolo, ma le vespe lo aggirano penetrando – sia pure con qualche difficoltà – tra filo e filo. Talvolta agendo in coppia, mordono la vittima e cercano di renderla inoffensiva poi – quando i bruchi sono ormai neutralizzati –  li sezionano e li trasportano lontano,  un pezzo dietro l’altro.

L’azione delle vespe sembra più facile con i bruchi di seconda e terza generazione in quanto, con la pianta ormai quasi defoliata, esse possono penetrare facilmente nei cespugli e aggredire  le loro vittime senza incontrare  grossi ostacoli.

Nella cattura dei bruchi le vespe devono fare i conti con i sottili e appiccicosi fili sericei che avvolgono e proteggono le  potenziali prede: nella foto a lato una vespa – lasciato il cespuglio di bosso in cui era rimasta invischiata – dopo un tentativo di predazione mancato si rifugia su una foglia per ripulirsi le antenne.

 

A questo punto sorgono almeno due domande:

 - come risolvere il problema della distruzione delle siepi senza ricorrere a prodotti che – insieme ai bruchi della Cydalima – distruggerebbero anche gli insetti utili e i bruchi di farfalle di altre specie? 

Una prima risposta viene da Pierangelo Gatto; l’autore della foto della Cydalina adulta posata su di un rametto di rosa aveva già fatto i conti con i famigerati bruchi che avrebbero voluto divorarsi i suoi arbusti di bosso. Poiché il suo giardino è popolato da vari animali  – e per evitare danni agli altri insetti – a suo tempo aveva irrorato le foglie colpite  utilizzando una soluzione di acqua e aglio. Con questo semplice rimedio l’azione distruttiva dei bruchi efogliatori si era arrestata. Poi – a distanza di due anni – una farfalla è però ricomparsa, pronta a deporre le proprie uova…

 - E…  ai bossi rinselvatichiti di cui nessuno si cura, che succederà?

A questa domanda non vi è ancora una risposta certa, perciò la ricerca continua…

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ATTENZIONE: la ricerca continua. Occhio ai segni lasciati dai bruchi defogliatori!

Ecco una siepe di bosso perfettamente curata: siamo in un parco-giardino dell’Europa Centrale. Nello spazio delimitato dall’ovale rosso sono però ben visibili i segni lasciati dai bruchi delle piralidi. Cosa e chi impedisce loro di svilupparsi? Si è notato il solito via-vai di vespe intente ad attaccare i bruchi: saranno presenti altri antagonisti?

Siepe con i segni lasciati dai bruchi della piralide del bosso

Siepe di bosso ben potata e curata: sono però visibili – nell’ovale rosso – i segni lasciati dai bruchi della Cydalima (Foto: Franco Gray)

 Per rispondere a questi e a altri interrogativi la ricerca continua e speriamo di poter pubblicare presto foto e testimonianze di altri autori. Il prossimo appuntamento si svilupperà lungo i sentieri che da Roccapietra portano al castello dei Barbavara, in Valsesia. Ci ritorneremo appena possibile perché, in quelle che un tempo furono fiorenti terrazze coltivate sono ancora presenti parecchi arbusti di bossi rinselvatichiti, forse piantati dagli antichi castellani. Più su si trovano infatti i resti del Castello e… probabilmente la Storia finirà  per mescolarsi con la ricerca scientifica e le leggende che aleggiano su quelle rupi remote.

         Franco Gray (all’anagrafe: Franco Bertola) – Revisione: Dani Ciamp

Note:

Alcuni autori catalogano la Cydalima perspectalis tra i Lepidotteri della Famiglia Piralidae. Da  qui il nome – ormai entrato nella terminologia comune – di “Piralide del bosso”.

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