Alcune foto relative alla cultura Walser e ai visitatori del Museo di Pedemonte.  La pagina potrà essere arricchita con i vostri contributi: l’articolo è in fase di espansione…

 

Palcone fiorito

Scorcio di una tipica casa Walser, con i tipici balconi di larice . Frazione Pedemonte di Alagna, di fronte al Museo

 Cultura Walser del Monte Rosa

I Walser erano coloni di origine alemanna che – tra il XIII e il XV secolo – realizzarono insediamenti  permanenti  nelle alte valli  delle Alpi  Centrali e Occidentali.  In Valsesia  la loro presenza  iniziò a Rimella: da lì si irradiò verso le pendici del Monte Rosa. Tra le testimonianze più significative, il Museo Walser di Pedemonte, una frazione di Alagna.

 Baite tra i monti: architettura  di pietra e di larice

Casa Walser, lobbia in larice

Loggiato in larice (Foto:Franco Gray)

I manufatti in larice – spesso antichi quanto la storia della colonizzazione delle montagne – sono ampiamente diffusi nell’arco alpino:  sono caratterizzati  da un basamento in pietra sormontato da strutture portanti in legno.

 

Granaio casa Walser Pedemonte

Struttura in legno di larice: il granaio con attrezzi nella tipica casa Walser di Pedemonte (Foto: Franco Gray)

 Un legname che sfida i secoliNella costruzione delle baite tra i monti legno e pietra giocano ruoli diversi a seconda dell’ubicazione degli insediamenti: nella zona di Rimella, ad esempio, domina la pietra e i fabbricati sono spesso privi di  loggiati, con  finestre e porte che si presentano di ridotte dimensioni   (certamente per evitare dispersioni di calore).

In altre zone (Alagna, Val Vogna… ) troviamo invece ampi spazi aperti caratterizzati da rastrelliere che delimitano lunghi loggiati  (“lobbie”, in piemontese).   I listelli erano utilizzati per esporre all’aria e al vento il fieno non perfettamente asciutto e i cereali…

Tra gli attrezzi della foto in basso si nota la tipica falce a mano: nei dialetti locali è chiamata  “meula”, o “maulun”.  Il suo utilizzo permette di tagliare rapidamente i ciuffi d’erba, anche quando spuntano tra i massi e il pietrisco. L’erba, afferrata con la mano sinistra, viene facilmente recisa alla base grazie alla lama ricurva che caratterizza la falce.

Subito dietro la falce si nota una sorta di gerla aperta dotata di spallacci. Caricata sulle spalle come si indossa uno zaino, poteva contenere la legna da ardere raccolta nei boschi.

L’erba tagliata in genere finiva nelle stalle o nelle conigliere per essere consumata fresca. In altri casi era invece posta a seccare sui loggiati che caratterizzano la tipica baita Walser. Altrettanto avveniva per la legna destinata alla stufa: segata in piccoli pezzi, era lasciata all’esterno all’aria e al vento per farle perdere l’umidità. In genere si bruciavano rami di modeste dimensioni, spesso raccolti in fascine dalle donne e dai ragazzini che sorvegliavano gli animali nei pascoli.   La raccolta di oggetti d’uso quotidiano del museo porta ad un mondo dove l’ingegno umano utilizzava in modo razionale – e con parsimonia – le risorse a disposizione. Sulla strada che raggiunge Alagna è ora presente un lungo tunnel paravalanghe: un tempo invece spesse volte le valanghe isolavano i paesi dalle prime abbondanti nevicate fino al disgelo.

Nota – Il sito del Museo Walser di Alagna, frazione Pedemonte merita una visita. Per saperne di più, consultare  i vari siti e <www.comune.alagnavalsesia.vc.it/>

Di fronte al Museo Walser di Pedemonte, la fontana...

Di fronte al Museo Walser di Pedemonte, la fontana in pietra: fa freddo, ma l’acqua continua a scorrere. (Foto: Elenora Agnolazza)

Acqua fresca e pura

Estate: acqua fresca e pura a costo zero per i visitatori del museo  (Foto: Franco Gray)

Fontana, Pedemonte.

Pedemonte, frazione di Alagna, 27 giugno 2013. Davanti al Museo Walser, Il geologo Silvano Sinigoi dell’Università di Trieste autore della pubblicazione ‘L’incredibile storia del Supervulcano della Valsesia’ con James Quick, della Southern Methodist University di Dallas. È giorno di sopralluoghi e sono presenti gli ispettori dell’Unesco per valutare l’istituzione di un geoparco che spazi tra Valsesia, Valsessera e Valgrande. Una delle due ispettrici  UNESCO, la cinese Han Jinfang, apprezza l’acqua fresca della fontana. (Foto: Franco Gray)

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