Questo articolo parla dei gamberi d’acqua dolce.  La definizione “gambero di fiume” o “gambero d’acqua dolce” – per quanto generica – è stata adottata per  non scendere nei dettagli delle varie specie recentemente catalogate grazie anche alla comparazione del DNA.  Tra i competitori dei gamberi “nostrani”  troviamo però le specie che – arrivate da altri Continenti – ne riducono la consistenza numerica…

Fotocomposizione con gambero comune  e ambiente  (Foto: Franco Gray)

Gambero d’acqua dolce e l’ambiente in cui vive (Foto: Franco Gray)

Nella fotocomposizione in alto: una tranquilla resorgiva a poca distanza dal fiume. Siamo in un bosco di pianura del Vercellese e l’acqua che scorre tra gli alberi sgorgando dal sottosuolo – limpida, fresca d’estate e poco fredda d’inverno – costituisce un ambiente ideale per il gambero “nostrano” visibile nell’inserto ovale…

IL GAMBERO D’ACQUA DOLCE

Disegno: gambero d'acqua dolce

Gambero (Disegno di Tiziano Bozio Madé)

Acqua pulita e non troppo fredda – La “macchina da guerra” della foto a lato si muove di notte e prospera nelle acque che – neppure in inverno – scendono sotto i sedici gradi centigradi: il gelo, in effetti, diventa fattore limitante per la diffusione della specie. Di conseguenza troviamo i gamberi nelle resorgive e nei ruscelli delle colline ed è molto difficile invece scovarli nei torrentelli del piano montano gelidi d’inverno, spesso poveri di larve acquatiche cacciabili, privi di vegetazione sommersa e soggetti a forti variazioni della loro portata.

Una corazzata per cacciare e per raccogliere – Il gambero di fiume è protetto da un duro esoscheletro scuro che tuttavia si “ammorbidisce” nel periodo delle mute di accrescimento (nota 1). Le chele sono adatte sia alla cattura che alla raccolta: in effetti i gamberi  si nutrono anche di detriti vegetali e di animali morti. Per vivere necessitano di un rifugio sicuro in cui ripararsi durante il giorno: lo trovano tra le radici affondate nell’acqua o sotto i sassi. Questo spiega la presenza delle “trappole per gamberi” che – in anni giovanili – mi capitò di trovare nelle lanche: in pratica erano costituite da un fascio di legnetti con all’interno un pezzo di carne. I malcapitati crostacei, attratti dal comodo riparo con ricca dispensa… vi si insediavano ben volentieri. E all’ingegnoso bracconiere bastava tirare a sé la corda che tratteneva la fascina, prenderne gli ospiti e metterli nel sacco.

Riproduzione – Le femmine del gambero d’acqua dolce portano le uova  attaccate alla parte inferiore dell’addome (Vedi foto). Il loro numero è da mettere in relazione con la taglia della madre: la schiusa avviene in estate e gli individui di dimensioni maggiore sono i più prolifici. La cura della prole continua nei primi stadi di vita: i gamberi in effetti compiono le  mute iniziali sotto la protezione materna. L’accrescimento è lento e si verifica con mute periodiche che – vista la perdita di durezza della corazza protettiva – aumentano i rischi di predazione. Il raggiungimento dell’età riproduttiva anche in condizioni ottimali supera abbondantemente l’anno; il tempo necessario dipende anche dalla disponibilità di cibo e dalla temperatura dell’acqua.

Fattori limitanti – Oltre alle predazioni, alle malattie e agli altri fattori negativi lo sviluppo della specie trova un serio ostacolo nella concorrenza alimentare  e nell’azione predatoria  messe in atto dagli organismi che popolano gli stessi ambienti, in particolare dalle specie alloctone…

Ruscelli, canali e lanche… l’ambiente ideale per i gamberi

Ruscello pedemontano

Ruscello tra i boschi (Foto: Franco Gray)

Gli ambienti d’acqua qui di seguito elencati  attualmente sono  spesse volte privi di gamberi eppure… nel rammentare  i racconti dei “raccoglitori”, degli esploratori e dei naturalisti di una volta… tali ambienti d’acqua, di radici e di sassi furono ben popolati e – frugando tra i ricordi – mi tornano alla mente le “aragoste dei poveri” che – intraprendenti ragazzotti figli di un tempo ormai lontano – utilizzavamo per fare qualche spaghettata. La raccolta dei gamberi ai tempi magri della mia prima giovinezza era tollerata, così come la cattura dei pesci nei canali messi in asciutta per riparazioni o, nelle risaie,  poco prima della mietitura. Altri tempi, altre usanze: il link li ricorda e – documenti alla mano – riporta pure le sanzioni messe in atto contro il bracconaggio. Tra i raccoglitori vigeva però una regola ferrea: divieto assoluto di raccolta delle femmine con uova. Nonostante tale imperativo morale il gambero d’acqua dolce autoctono è in diminuzione un po’ ovunque: i motivi che hanno portato alla rarefazione o addirittura alla scomparsa della specie sono ben noti e vanno dalla raccolta indiscriminata alla distruzione degli habitat e agli avvelenamenti delle acque. Come se tutto ciò non bastasse si affacciano nuovi problemi: dall’America è arrivato un gambero che entra in concorrenza feroce con la specie autoctona, è il  Procambarus clarkii, meglio noto come  “Gambero rosso della Louisiana” di cui  si tratterà nell’ultimo paragrafo…

Un ripopolamento ben  riuscito - Storia di un ruscello che era rimasto senza gamberi -  Un ruscello sperduto tra i boschi:  acqua pulita popolata da larve di ogni genere… però non c’erano né pesci né gamberi. Ero un ragazzo, la cosa mi incuriosiva e mi chiedevo il perché di quelle assenze: mio padre diceva che era “acqua ferruginosa”   e che, di conseguenza, non c’erano i soliti pesci (sanguinerole, vaironi, cavedani e trotelle)  che trovavo in altri ruscelli. Io ci andavo spesso: quel rio tra i boschi che si faceva largo tra le  rocce mi affascinava. Un bel giorno d’agosto di non so quanti anni fa, ormai adulto,  ero su quelle sponde per fare delle foto quando sentii le voci di due ragazzini.  Risalivano il corso del ruscello con un secchiello in mano e, per vedere che stessero facendo,  andai loro incontro. Nel recipiente c’erano tre gamberi; di essi, due avevano le uova ben attaccate nella parte inferiore dell’addome e – rannicchiati in posizione di difesa – le coprivano con il ventaglio caudale, ovvero con la parte terminale del corpo che si vede nell’illustrazione in alto. Cadute le diffidenze, fatte le dovute presentazioni e i necessari chiarimenti, i due mi spiegarono che quei gamberi arrivavano da un canale messo in secca: finiti all’asciutto,   i miseri crostacei avrebbero concluso la loro esistenza in una padella, o nel becco di qualche cornacchia.  Di conseguenza… quei bravi e volenterosi figlioli avevano deciso di salvarli liberandoli proprio in quel ruscello sperduto. Ne fui felice e, per vedere gli sviluppi di quell’esperimento,  tacqui sulla qualità di quelle acque: “… vedremo come andrà a finire”, pensai. 

Anni dopo, tornato al ruscello notai la sabbia ben pulita nei pressi dei tratti di sponda riparati da grosse radici e attorno ad alcuni massi: segno evidente che nell’acqua qualcosa si muoveva uscendo dalle tane. Sollevato un sasso piatto vi trovai un gamberetto rannicchiato: il ripopolamento aveva funzionato! Ora – e la storia è arrivata ormai ai giorni nostri – quel luogo è ben popolato di grossi gamberi d’acqua dolce e di pesci che vi portai io prelevandoli dalle pozze che, negli altri corsi d’acqua, andavano in secca. Non è una fiaba: è la realtà.

Gambero con uova (Foto: Franco Gray)

Ruscelli dell’Alto Piemonte, circa 400 m slm – Gambero autoctono con uova (Foto: Franco Gray)

La storia appena raccontata merita un momento di riflessione… In quel ruscello che scorre tra le colline il tratto terminale è sbarrato da una sorta di massicciata anti-erosione che forma una cascata di circa due metri di altezza. Più su, l’acqua precipita tra gole profonde con salti anche notevoli. Viste le condizioni ambientali e le manomissioni operate a valle  si può facilmente dedurre che la composizione chimica dell’acqua conta poco, che  i gamberi e i pesci  c’erano e che scomparvero  per predazioni eccessive dovute agli animali o ai raccoglitori umani. Lo sbarramento fece il resto e il ruscello – chissà quando – restò senza crostacei e senza pesci…

Quando i canali, le rogge e le risaie vengono messi in secca… i loro abitanti vengono spesso salvati dalle padelle, dai becchi degli uccelli e dalle fauci dei loro predatori dai volontari che li prelevano e che li trasportano in acque sicure. Ciò premesso, faccio tesoro dell’esperienza appena raccontata e mi balza alla mente la possibilità di ripopolare gli sperduti ruscelli che – tranquilli e puliti – scorrono tra i boschi: in effetti vi si potrebbero introdurre i gamberi autoctoni salvati dai corsi d’acqua messi in asciutta…

Un ripopolamento con gamberi autoctoni comporta dei rischi e non deve essere confuso con le immissioni di specie ittiche che avvengono in parecchi corsi d’acqua e persino nei laghetti alpini. Gli obiettivi consistono infatti nel favorire il ritorno di crostacei sempre più rari e a rischio di scomparsa in quei corsi d’acqua dove un tempo erano presenti…

Vaironi in un ruscello

I piccoli vaironi che vivono nello stesso ambiente dei gamberi (Foto: Franco Gray)

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Alloctoni: Il gambero della Louisiana

Gambero della Louisiana (Foto: Bruno Beretta)

Gambero della Louisiana (Foto: Bruno Beretta)

Il gambero alloctono arrivato dalla Louisiana (Procambarus clarkii, vedi foto a lato) è uno spietato concorrente delle specie che da sempre popolano i corsi d’acqua: nella zona di cui tratto non è presente e di conseguenza ne parlo sulla base di fonti – attendibili – di seconda mano. Come ogni specie “nuova” arrivata in un ambiente che aveva trovato una sorta di equilibrio crea scompiglio e giustificati allarmismi. Tuttavia – e riferisco in base  alle  prove fotografiche più avanti riportate e ad altri inconfutabili documenti – gli animali che frequentano le sponde hanno imparato a predarlo. Di conseguenza l’impatto ambientale della specie dovrebbe essere attenuato. Resta il fatto della sua estrema adattabilità: sopporta le acque calde e inquinate, si sposta per brevi tratti anche sul terreno asciutto raggiungendo le lanche tranquille e di conseguenza  colonizza anche gli habitat dei gamberi autoctoni. Va da sé che – vista  la forte concorrenza alimentare e la predazione – la specie americana crea non pochi problemi alle parecchie forme di vita che trova nel suo cammino…

Oltre al Procambarus clarkii in alcune zone è presente l’Orconectes limosus, un gambero originario dalla coste del Nord America, immesso per fini alimentari in alcuni bacini e nei fiumi. Il discorso potrebbe poi proseguire citando le specie importate a scopo amatoriale e sfuggite  dagli acquari o deliberatamente liberate, ma sarà affrontato successivamente, in altri articoli...

Documenti – Un predatore in azione…

Poiana e gambero killer (Foto: Alfredo Della Nina)

Una poiana con la preda. Il rapace adocchia e preda un gambero della Louisiana (Foto: Alfredo Della Nina)

Gambero della Louisiana (Foto: Alfredo Dalla Nina)

Gambero della Louisiana (Foto: Alfredo Dalla Nina)

Le foto mostrano una poiana e la sua funzione predatoria nei confronti di un Gambero della Louisiana. La poiana – uccello rapace ma molto adattabile per quanto riguarda la dieta – ha riconosciuto ben presto nel gambero alloctono una fonte alimentare. Poiché i gamberi d’acqua dolce autoctoni si muovono solo con il favore delle tenebre la presenza del rapace non costituisce certo un pericolo…

Foto a sinistra - Procambarus clarkii,  il noto Gambero killer conosciuto anche come Gambero della Louisiana mentre affiora  dall’acqua.

  Com’è noto, quando una nuova specie arriva in un ambiente  a lei favorevole e non trova competitori… si sviluppa enormemente creando seri problemi. In effetti molto spesso le specie predatrici già presenti non riconoscono i nuovi arrivati come possibili prede, con conseguente sviluppo abnorme degli alloctoni.  Gli esempi sono molteplici e vanno dal Cinipede galligeno che ha danneggiato i castagni fino all’introduzione del suo antagonista, il Torymus sinensis.  Altro caso inquietante fu l’arrivo della cosiddetta “Piralide del Bosso”, ovvero della Cydalima perspectalis, cui è stato dedicato un articolo con immagini di predazione da parte delle Vespe autoctone. Le specie invasive subiscono processi di adattamento, provocano reazioni in quelle già presenti e, in genere,  vengono presto riconosciute e predate ma sono documentati casi in cui succede l’esatto contrario: si pensi, ad esempio, alla limaccia rossa che si trova ormai anche a quote elevate e che potrebbe sostituirsi alle lumache senza guscio autoctone. Il fenomeno in qualche caso potrebbe essere ineludibile, ma quando una specie scompare si scrive una pagina triste  sulla perdita di biodiversità.

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Note conclusive

Il ripopolamento: una soluzione per la salvaguardia e la diffusione del gambero di fiume? 

Interventi sì, ma con cautela – A conclusione di questo articolo introduttivo si rende necessario inserire qualche nota sui ripopolamenti  con gamberi autoctoni dei corsi d’acqua dove un tempo questi erano presenti. I soggetti “salvati” dalle messe in secca dei canali e dei laghetti vanno accuratamente controllati e catalogati: per la fauna legata all’acqua (in particolare rane, salamandre e insetti) sarebbe veramente problematico se – al posto degli autoctoni -  si introducessero specie alloctone e voraci. In secondo luogo occorrerà tenere presente l’ambiente di provenienza e quello di destinazione: un gambero acclimatato  alle condizioni ambientali in cui è stato prelevato non si adatterà certo  a situazioni del tutto diverse. 

Nota 1 – Il processo con cui i Crostacei per crescere si liberano dal vecchio involucro è ben descritto il Grizmek, Vita degli Animali,   Vol I pag. 509  (Bramante Editrice)

L’argomento continua e – sia pure in maniera episodica – sarà sviluppato  in una pagina dedicata ai crostacei d’acqua dolce…

Franco Gray (All’angarfe: Franco Bertola)

 

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