CinceCinciallegra e Cinciarella sono considerati uccelli di bosco, di parco e di giardino. Luogo, quest’ultimo,  in cui la  Cincia mora arriva spesso con il freddo dell’inverno. Tra i Passeriformi della famiglia Paridae troviamo anche le cince di montagna: la Cincia dal ciuffo, la Cincia bigia  e la Cincia bigia alpestre. Le cince qui descritte nidificano nelle cavità: pare che il compito della cova sia affidato solo alle femmine ma, alla schiusa delle uova, entrambi i genitori si prenderanno cura della prole…

Cincia bigia (Disegno di Federica Giacobino)

Cincia bigia (Disegno di Federica Giacobino)

Cince – Sono qui esaminate le specie:

Cinciallegra (Foto: Paola Clerico)

Cinciallegra (Foto: Paola Clerico)

 

Cinciallegra (Parus major) Presente in tutta la Penisola

La Cinciallegra è la più grande delle cince qui descritte, ma il suo peso in genere non va oltre i 21 grammi. Sedentaria, è presente alle altitudini collinari e di pianura, frequenta spesso gli ambienti antropizzati, in inverno sfrutta le mangiatoie ma durante la bella stagione si dedica alla caccia dei piccoli invertebrati. Nidifica nelle cavità asciutte e protette poste a pochi metri dal suolo e le rende confortevoli imbottendole di peli, muschio e piume.  Sfrutta le cassette nido con il foro d’accesso di almeno tre centimetri. Le uova sono di colore molto chiaro, punteggiate di rosso scuro: la femmina le cova per circa 15 giorni.

Cinciarella (Foto: Franco Gray)

Cinciarella (Foto: Franco Gray)

 

 

Cinciarella (Cyanistes caeruleus) Presente in tutta la Penisola

La Cinciarella è tra le cince di dimensioni minori: il suo peso si aggira sui dodici grammi. Mostra colori brillanti che (vedi foto a lato) vanno dall’azzurro scuro al giallo chiaro: in alcune zone è presente la sottospecie coeruleus.   Abbastanze sedentarie e socievoli, le cinciarelle si muovono spesso in piccoli gruppi. D’inverno volano becchettando di ramo in ramo e diventano assidue frequentatrici delle mangiatoie. La nidificazione inizia con  la bella stagione, ma le ho notate uscire dalle  cassette-nido sin dalla metà di gennaio. Per la riproduzione sono sfruttate cavità anche anguste, con il foro d’accesso leggermente inferiore ai canonici tre centimetri che sembrano costituire la misura ideale per le cince di dimensioni maggiori. La sede prescelta per il nido viene riutilizzata nel tempo e –  fatto curioso, dissuasivo nei confronti di altre specie – se disturbata la femmina in cova emette un sibilo inquietante. Le uova sono bianche con punti scuri.

Cincia mora (Foto: Pierangelo Gatto)

Cincia mora (Foto: Pierangelo Gatto)

 

 

 

Cincia mora (Periparus ater) Presente nella Penisola, con le concentrazioni maggiori nell’Arco Alpino, in particolare in Trentino, Veneto e  Lombardia

I caratteri distintivi di questa piccola cincia vengono dalla striscia bianca presente sulla nuca; il suo peso in genere non supera i dieci grammi. Come tutte le altre cince in estate dà la caccia ai piccoli invertebrati poi, con l’arrivo della stagione fredda, lascia i lariceti e i boschi, si spinge verso climi più miti e la troviamo anche nelle aree antropizzate dove, essendo uccello di media montagna, sfrutta le aghifoglie sia per nascondersi che per trovare cibo. Nidifica nelle cavità (vecchi tronchi, nicchie…)  e –  negli ambienti favorevoli – diventa assai prolifica: in effetti può covare più di una volta all’anno e deporre fino a una decina di uova.

Cincia dal Ciuffo, particolare

Cincia dal ciuffo (Foto: Alfredo Dalla Nina)

 

Cincia dal ciuffo (Lophophanes cristatus) Presente nell’Arco Alpino, nell’Appennino Ligure e Tosco-Emiliano

Il nome di questa cincia viene dal ciuffo scuro presente sul capo e ben visibile nella foto a lato. Questo uccello supera di poco i dieci grammi di peso, maschi e femmine non mostrano apparenti dimorfismi, ma i soggetti giovani hanno meno evidenti le piume che formano la cresta.  Di norma sedentaria, la cincia dal ciuffo diventa erratica solo in condizioni ambientali critiche: in questo caso lascia i boschi misti e le conifere delle Alpi e dell’Appennino Centro-Settentrionale  per cercare cibo e protezione in ambienti meno sfavorevoli. Insettivora nel corso della stagione calda, anche questa specie in inverno si ciba soprattutto di semi e bacche. La cincia “crestata” costruisce il nido nelle cavità dei vecchi alberi; vi deporrà uova biancastre  con piccoli punti rossastri.

Cincia Bigia (foto: Simona Pierucci)

Cincia bigia (foto: Simona Pierucci)

Cincia bigia (Poecile palustris) Presenza consistente  nelle Alpi Centrali (Trentino, Veneto, Lombardia)

Di dimensioni medio-piccole, la Cincia bigia misura circa 12 centimetri di lunghezza e il suo peso sfiora i dieci grammi. Il piumaggio è poco appariscente: il capo completamente nero la distingue dalla Cincia mora.  In inverno si sposta talvolta dai boschi di media montagna (vedi foto di M. Maino,  lariceti) per raggiungere parchi e giardini dove compie brevi voli di ramo in ramo per scovare uova di insetti   e crisalidi svernanti. Negli ambienti urbanizzati diventa confidente e frequenta volentieri le mangiatoie. Le presenze più consistenti sono segnalate al Centro-Nord della Penisola e in Emilia Romagna.  Pare che non si affezioni alle cassette-nido e che preferisca i rifugi”naturali”; deposte la uova, la femmina provvede da sola alla cova poi, con la nascita dei piccoli, entrambi i genitori iniziano una sfrenata caccia a ragni, larve, piccoli insetti.

Cincia Bigia Alpestre (Foto: Carlo Baggioli)

Cincia bigia alpestre (Foto: Carlo Baggioli)

 

Cincia bigia alpestre (Poecile montanus) Arco alpino, boschi di conifere

Stando alle informazioni presenti in sitografia la Cincia bigia alpestre (Poecile montanus) un tempo era catalogata insieme alla Cincia bigia. La Cincia bigia alpestre in effetti somiglia molto alla sua congenere, ma le sue dimensioni sono più ridotte: come mostra la foto a lato il collo è meno allungato e la testa appare grande e tonda.  La specie è presente nei boschi di conifere, a quote oscillanti tra il piano montano e il piano alpino inferiore (nella foto si è posata su un ramo di larice). Per il resto anche la cincia bigia alpestre mostra le stesse abitudini delle altre cince e utilizza le cavità degli alberi per la nidificazione. Le uova – bianche ma leggermente punteggiate di colori che vanno dal rossastro al marrone chiaro –  sono covate per una quindicina di giorni e i nidiacei vengono nutriti anche quando, lasciato il nido, continueranno a svolazzare di ramo in ramo  fino al raggiungimento della completa autonomia. Le altre cince nei confronti della prole si comportano allo stesso modo.

Imbeccata  di un nidiaceo quasi adulto (Foto: Riccardo Delle Luche)

Cinciallegra che imbecca un piccolo anche dopo l’abbandono del nido (Foto: Riccardo Delle Luche)

Cince a confronto

Cincie: a sin. cincia bigia, a dx cincia mora

Cince a confronto: a sinistra la Cincia bigia, a destra la Cincia mora (Foto: Riccardo Camusso)

Cince e altri uccelli: rapporti con la popolazione umana  – Le cince: benvolute da sempre, anche nei tempi magri si sono salvate dalle padelle degli uccellatori grazie alle loro dimensioni e alla tenacia con cui danno la caccia agli insetti fitofagi. Ecco qualche notizia che risale  a tempi che – per quanto lontani e tristi – furono pur sempre espressione di una cultura che si procurava le necessarie proteine nei modi più svariati:

[…] I tordi, gli storni  e le cesene non erano gli unici uccelli a finire in pentola: in primavera facevano infatti la stessa fine anche parecchi nidiacei, tranne i rapaci e gli insettivori. I primi erano risparmiati perché pare che la loro carne fosse disgustosa, i secondi – e tra questi le cince e i pettirossi – perché erano considerati troppo minuscoli e – forse in via subordinata – utili all’agricoltura.  I merli erano invece ritenuti una vera leccornia e i loro nidi erano regolarmente saccheggiati, e non solo dagli umani. Capita infatti anche ai giorni nostri di trovarvi dei ghiri addormentati che, dopo aver rosicchiato le uova, sfruttano quel provvidenziale rifugio per una pennichella. Un tempo i contadini giustificavano il prelievo dei nidiacei asserendo che – se non li avessero mangiati loro – i piccoli merli sarebbero magari finiti nel becco dei falchi  o tra le fauci delle donnole, delle volpi e degli altri carnivori…

Altra pratica: il prelievo dei nidiacei dalle uccelliere, tuttora ben visibili in alcuni edifici…

Uccelliera

I resti di una “uccelliera” sulla parete di un edificio storico (Foto: Franco Gray)

Foto a sinistra: una “uccelliera” in disuso.  Siamo a maggio,  ma non si sono notati i via-vai di uccelli: probabilmente la parte interna   del manufatto è stata resa inagibile ai volatili.

[…] Le “uccelliere” che ricordano i tempi magri erano costituite da  una serie di piccole cavità predisposte sui muri e adatte alla nidificazione i cui fori d’ingresso erano ben esposti al sole in modo da attirare il maggior numero possibile di ospiti. In genere, i passeri e i rondoni non disdegnavano di costruire il nido in quei provvidenziali rifugi, ignari della fine che sarebbe toccata ai loro piccoli. Le pareti interne delle cavità erano infatti facilmente rimovibili e, quando i nidiacei erano cresciuti al punto giusto, i più grassi finivano la loro breve esistenza in cucina. Ovviamente le (poche) uccelliere rimaste in funzione sono ancora provvidenziali ma – con il cambio del costume e delle abitudini alimentari della popolazione umana – i nidiacei possono arrivare tranquillamente all’età giusta per prendere il volo.

Tratto da “… tra modernità e tradizione…” adattamento

 I tempi tristi non vanno dimenticati, ma dovrebbero  servire da lezione. In anni ormai lontani, ad esempio, i rapaci ed i predatori erano considerati “nocivi” e perciò  abbattuti legalmente, spesso ad opera degli stessi guardiacaccia. La loro persecuzione provocò non pochi scompensi ambientali…

Dopo queste “note tristi” che ricordano i tempi in cui si mangiavano anche i rondoni… si può passare alla contemporaneità, ovvero alle cassette nido volte a favorire la nidificazione…

Cassette-nido: le nuove “uccelliere” Le cassette nido ripagano gli uccelli attuali dai torti subiti dai loro progenitori. In questo articolo si parlerà solo della costruzione dei rifugi adatti alle “cince urbanizzate”, ma l’argomento meriterebbe ben altre attenzioni e andrebbe esteso ad altre specie di animali e alle mangiatoie di soccorso…

Torniamo alle Cince e alle loro cassette-nido…

Cassetta nido e scoiattolo (Foto: Franco Gray)

Cassetta nido e scoiattolo: trattandosi di un ricovero a prova di intrusi… il roditore non potrà saccheggiare il nido (Foto: Franco Gray)

La cassetta-nido ideale dovrebbe essere a prova di intrusi. Nella foto a lato si può vedere una ricovero in cemento con a fianco uno scoiattolo: è ben noto che il simpatico roditore – così come i ghiri – appetisce le uova degli uccelli ma… in questo caso il minuscolo foro d’accesso non gli permetterà di  entrare nel nido per saccheggiarlo…

Come confermano numerose osservazioni e testimonianze, capita talvolta di trovare le cassette di legno rosicchiate: segno evidente che la covata è stata predata. Per ovviare all’inconveniente i ricoveri andrebbero realizzati posizionando – almeno intorno al foro d’entrata –  del materiale duro, capace di resistere ai  denti dei ghiri e degli scoiattoli.  Anche il foro d’accesso destinato agli uccelli dovrebbe essere della dimensione adatta alla specie: i piccoli ghiri sono però capaci di intrufolarsi in spazi molto angusti, e la loro invadenza costituisce un problema.

Veniamo alla posizione: le cassette per le cince  andrebbero posizionate in base alla zona di predazione dei genitori. Se questi cacciano tra le erbe basse, le cassette dovrebbero essere sistemate  a non più di tre metri dal suolo per evitare inutili fatiche agli adulti che vi fanno rientro con il becco carico di prede.  Il ricovero dovrebbe essere appeso ad un ramo con filo di ferro in maniera da ostacolare la discesa dei roditori, ma nel sistemarlo occorrerà tenere conto anche delle oscillazioni impresse dal vento e cercare di evitarle. Un buon ricovero può essere vitale: i vecchi alberi con cavità sono sempre più rari e – considerato che possono schiantare facilmente – nei centri urbani sono spesso tagliati al piede per evitare incidenti. Di conseguenza gli uccelli che nidificano nelle cavità rimangono privi di alloggio.

Cinciarelle – La preparazione del nido…

Cinciarelle: l'imbottitura del nido mediante raccolta di muschio (Foto: Franco Gray)

Cinciarella che raccoglie muschio per l’imbottitura del nido (Foto: Franco Gray)

Nelle foto in alto una cinciarella provvede alla raccolta di muschio per la propria cassetta-nido di cemento: lo trova direttamente sul manufatto e lo strappa con il becco. Lo porterà all’interno del rifugio prescelto con altro materiale isolante.

Nel nido…

Cinciarelle, cassetta-nido (Foto: Franco Gray)

Cinciarelle attorno a un nido artificiale dopo la schiusa delle uova: un via vai continuo di adulti che nutrono i nidiacei. Mentre un genitore rientra con un bruco, l’altro ne esce per andare a cercare nuove prede… (Foto: Franco Gray)

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Larice, ambiente adatto alla nidificazione della Cincia dal ciuffo e della Cincia bigia alpestre

Un pianetto con larice, Alta Valsesia, primavera. Siamo a quote in cui la Cincia dal ciuffo e la Cincia bigia alpestre potrebbero aver già nidificato (Foto: Nanuk Svalbard)

Note sulle Cince della Valsesia

Tutte le specie di Cince qui  descritte sono presenti in Valsesia,  ma la Cincia bigia alpestre e la Cincia dal ciuffo  le troviamo solo sui monti.

Scrive Tito Princisvalle:

…. viste le dimensioni ridotte la Cincia bigia alpestre e  la Cincia dal ciuffo non sono facili da osservare. Legate agli ambienti di conifere, le ho viste a Carcoforo, Rima e Alagna a quote comprese tra i 1200 ed i 2000 metri. Un luogo dove è abbastanza facile incontrarle è la Val d’Otro, soprattutto se si passa dall’Alpe Gender…

Per scoprire i sentieri tra le conifere e le valli laterali della  Valsesia si può consultare  il sito del Cai di  Varallo: vi si trovano parecchie informazioni e i percorsi sono ben descritti

Sito: http://www.caivarallo.com/

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Proposta operativa: cassette nido di  lusso, normali  e “fai da te”  –

Cassette nido (Fotoelaborazione: Franco Gray)

Cassetta nido in legno e, a destra, una  porzione di tronco adatta a diventare un comodo rifugio per  cince di tutte le specie (Fotoelaborazione: Franco Gray)

La foto della cassetta nido in cemento – quella a prova di scoiattolo – è un prodotto industriale tedesco e probabilmente costa parecchio. In quel modello i lavori di manutenzione si fanno aprendo una piccola botola d’accesso posizionata sul fondo.

La foto a fianco mette invece a confronto due possibilità di cassette nido realizzabili con il metodo dell’olio di gomito e la tecnica antica del “fai da te”. La prima (è prodotta in serie, ma fornisce un buon esempio…) è un ricovero funzionale costruito  in legno trattato: la facciata è apribile per consentire le operazioni di pulizia. Per evitare intrusioni indesiderate il foro d’accesso è stato rinforzano con un lamierino a prova di roditori. A destra si vede invece un semplice tronco d’albero cavo con un foro che porta verso l’interno: il lavoro di scavo è stato probabilmente portato avanti da un picchio e si potrebbe completarlo con un buon intervento di adattamento del vecchio tronco…

Cinciarella e tronco: inizia il processo di svuotamento della parte interna del fusto (Foto: Franco Gray)

Cinciarella. Il processo di svuotamento della parte interna del tronco è appena iniziato e la cinciarella pare alla ricerca di piccole prede… (Foto: Franco Gray)

Tronchi vuoti: che farne?

I vecchi alberi si svuotano da soli: il processo di decomposizione della parte legnosa interna avviene gradatamente e provoca la distruzione del durame, ovvero della parte non più vitale del tronco che svolge solo la funzione di sostegno dell’albero. Mentre la linfa ancora scorre nella parte viva che si trova verso la corteccia, il legno morto viene decomposto dagli organismi che vi si insediano: sono i funghi, i batteri e gli animali che gradatamente ampliano le cavità esistenti per adattarle alle loro necessità. Quando infine l’albero schianta o viene abbattuto, il suo tronco cavo può essere adattato a ricovero: servono solo un po’ di fantasia, parecchia buona volontà e pochi spiccioli. Nel caso delle cince uno spazio interna del diametro di circa dieci centimetri può bastare.

La realizzazione di un rifugio naturale potrebbe ospitare varie specie di uccelli. Il discorso potrebbe estendersi ad altri animali. I ricoveri devono però rispondere alle esigenze delle diverse specie per cui… si tornerà sull’argomento in un prossimo articolo.  Per ora chiudo comunicando che – nella mia casa sui monti – durante i lavori di ristrutturazione ho insediato varie cassette nido posizionandole per lo più  nel sottotetto. Aggiungo che una di queste potrebbe attirare anche i pipistrelli: l’ho pensata pure per questi piccoli mammiferi notturni che acchiappano gratuitamente zanzare e moscerini. Le cassette sono state realizzate di varie dimensioni e tipologie ma ho finito di sistemarle con l’arrivo dell’inverno del 2019, ragion per cui non sono ancora collaudate: in primavera si vedrà se ho fatto un buon lavoro.

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Note bibliografiche

Siti:

www.uccellidaproteggere.it

Testi:

Lucio Bordignon, Gli Uccelli della Valsesia – Ed  C.A.I  Varallo, 1993 

Alessandra Cesa (a cura di), Vita grama e gran signori –  Idea Editrice Borgosesia, 1998

Franco Gray  (all’anagrafe: Franco Bertola)

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