Falispe scoppiettanti

Cop. III pubbl. Gruppo "Le Falispe"

La copertina del terzo lavoro del Gruppo “Le Falispe”

 

 

Le Falispe: chi siamo

Con  “Lago di Sant’Agostino, streghe rospi e tesori” arriva  la terza pubblicazione del gruppo “Le Falispe”. Edito dall’Associazione Supervulcano della  Valsesia il libretto parla della magia che aleggia in quei luoghi.  L’invaso  – ricco di Storia e di storie -   giace tra  i monti che incorniciano il fiume Sesia, tra Quarona e Roccapietra.

Per saperne di più ecco uno dei link in cui questo stesso sito ha già affrontato l’argomento:

Il lago di Sant’Agostino: da ritrovo di rospi a sito di interesse comunitario

 

 

 

FOGLIA 100-x-75Scrive Alessandro Orsi  nell’Introduzione:

[…] esuberanti manifestazioni della natura, concreti segni della storia degli abitanti della Valsesia, fantasiose e inquietanti leggende. […]

Gli antichi abitanti di questi monti, i Celti, coltivarono un rapporto speciale, impregnato

del senso del sacro, con le forze primigenie della natura, depositando nei boschi

dolmen, menhir, coppelle rudimentali. Tracciarono una dislocazione sacra, località per

vivere e altre per guarire e quelle per lavorare e altre per sacrificare e altre per morire:

santuari anfiteatri nelle selve, torri castello, campi dei morti, speroni di roccia, mastelli

d’acqua oscura, borghi dove si incrociano le acque. Credevano che esseri occulti, dei e

demoni, elfi e gnomi, fate e streghe, maghi, alme beate o purganti, ramingassero nei

dintorni rivelandosi in circostanze e spazi particolari.

[…] Nel Basso Medioevo il laghetto tornò protagonista. I Comuni valsesiani lottavano per l’autonomia della valle e per amministrarsi con Statuti propri, ma cozzavano contro le smanie di dominio di signori e vescovi nonché dei Conti di Biandrate, probabili edificatori dei due castelli  sopra Roccapietra. A nord il castello dei Barbavara, famigerati feudatari dei Biandrate, venne distrutto dal popolo inferocito. L’altro, sopra il lago di Sant’Agostino, viene ricordato come castello d’Arian e ne restano tracce tenebrose quanto le ombre germinate dal lago.

[…] Quanti misteri in questo pentolone: druidi, coppelle, manieri, dolciniani, Barbavara, tesori nascosti, sorgenti sotterranee, streghe, presenze eteree tra roccia e acqua, a cui si aggiunge il bizzarro raduno dei rospi e il minaccioso movimento degli animali notturni. E mettiamoci pure qualche fosco episodio capitato nei paraggi negli ultimi secoli: lupi famelici, il patibolo dei giustiziati, scontri armati, le violenze di nazisti e fascisti, le esecuzioni sommarie. Qui può succedere di tutto tra realtà, fantasia, visioni oniriche. […]

 

Marco Giardino, in due pagine dense di informazioni, fornisce ragguagli sulle particolarità geologiche e geomorfologiche dei luoghi

[…] Le caratteristiche geologiche e geomorfologiche del paesaggio che circonda il lago sono molto particolari ed attraggono i ricercatori per i loro studi.

[…] Cominciamo osservando la valle che si percorre per salire verso il lago da Quarona. Questa… sì, la dobbiamo chiamare “vallecola”; le chiediamo scusa, ma dobbiamo farlo per poterla distinguere dalla valle principale, la Valsesia, molto più grande. E poi, diciamolo pure, la vallecola è molto strana: apparentemente non vi è alcun corso d’acqua sul fondo! Eppure, l’acqua ci deve essere da qualche parte… Infatti, quando piove molto, la vallecola si impaluda a tratti: è come se l’acqua risalisse piano piano dalle profondità [...]

 I geologi hanno provato a dare una spiegazione a questi fatti. E le ipotesi che

hanno formulato ci portano al tempo delle glaciazioni. A quel tempo,

i versanti molto ripidi di questa vallecola furono modellati da un’antica lingua

laterale del grande ghiacciaio della Valsesia; si trattava di una piccola lingua

glaciale parallela a quella principale che transitava tra Roccapietra e Quarona.

Quando il ghiacciaio principale smise di alimentarla, la lingua minore si

ritirò, lasciando scoperte le rocce molto fratturate dei versanti della vallecola.

Col passare del tempo, questi versanti sono divenuti instabili: molte fratture

si sono progressivamente aperte e blocchi rocciosi sono caduti sul fondovalle,

talvolta sbarrandolo. Ancor oggi, l’acqua che dilava i versanti s’infiltra

in profondità tra le rocce e anche tra i sedimenti sul fondovalle,

emergendo solo in occasione di grandi piogge.


[…] avvicinandosi ad un grande blocco roccioso, si osserva una sorgente e si può ascoltare il gorgogliare dell’acqua in profondità! Una bella sorpresa… oppure una magia, una diavoleria? Forse qualcuno lo avrà pensato… perché il grande blocco roccioso si chiama “Saas di Strij” (Sasso delle Streghe) e la sorgente “Ava Corna”… facendo pensare all’intervento di qualche essere diabolico e cornuto per far sorgere l’acqua dal profondo. In realtà si tratta di una delle possibili prove che il lago di Sant’Agostino è collegato in profondità con il resto della valle. Ecco la spiegazione che darebbero i geologi: “persiste una circolazione idrica nel lago benché sia privo di immissari ed emissari”. Che tradotto per tutti significa: il lago viene alimentato dalle piogge e dalle acque che circolano sui versanti e poi, piano piano, l’acqua si infiltra fra i sedimenti, riaffiorando più in basso. […]

La magica avventura  di Michele

Il Racconto vede – in veste di protagonista – un bambino di nome Michele. Salito al lago insieme alla famiglia,  Michele incontra un rospo parlante: si tratta di Artemisia,  una strega buona vittima dei malefici della malvagia Genoveffa.  Tra le acque si aprono e si chiudono vari gorghi, vere e proprie finestre aperte sul passato. Mentre  Artemisia racconta le vicende di quanti ne popolarono le sponde il lago rivela ad un incantato Michele storie di battaglie, di tesori nascosti e di strane magie.

Qua e là il libro illustra  gli aspetti naturalistici,   il  folklore e le leggende che fanno di sant’Agostino,  il cosiddetto Lago dei “ciatri” (rospi) un luogo unico e misterioso.

Il libro è corredato di mappe.  Testi a cura di Daniela De Ambrosia Bertola e di Silvana Mazza, foto di Franco Bertola (pen name: Franco Gray),  Carlo Pozzoni  e Mario Soster.  Disegni  di Michele Mancini e Giuliana Zanotti. Hanno collaborato Franco Cameroni, Giuseppe Gallo, Massimo Lacerenza, Giacomo Lorando, Tito Princisvalle, Gustavo Reale, Stefano Viola, Giuseppe Usellini.

 

 

 

Strega con coppia di rospi

Ecco come ho immaginato una delle tante streghe del Lago di sant’Agostino. Si tratta di una rielaborazione, ben diversa dai disegni che corredano i vari testi. La strega qui presentata è vecchia ma non ha età perché figlia del tempo; probabilmente è pure malvagia, però non bisogna averne paura. Pare infatti che i malefici delle streghe colpiscano soltanto chi non ha coraggio. Per ora non ha nome, ma ne aspetta uno da chi legge quest’articolo. Email to: storienaturali@gmail.com

 

Tra Scienza, Storia e Fantasia: immagini…

Giovane allocco

Giovane allocco sui rami di un nocciolo.

 

 

STRIX-STREGA 

La parola Strega pare derivi dal latino Strix, termine usato per indicare un rapace notturno che vive nel misterioso buio. Secono alcune leggende popolari le civette, i gufi, gli  allocchi e i barbagianni sono simboli di morte o di sventura.

 

I dintorni  del lago sono popolati di vetusti castagni e di altri alberi cavi dove  possono nidificare agevolmente  i rapaci notturni. Nella foto un allocco che ha appena lasciato il nido: in questi casi  i giovani  sostano nelle vicinanze del luogo in cui sono nati,  in attesa di ricevere cibo dai genitori.   Tra gli altri animali che prediligono le cavità degli alberi  ricordiamo  i picchi e i ghiri.

 

 

 

panoramica della parte inferiore del lago di Sant'Agostino.

La parte inferiore del lago a settembre, quando pullula di insetti che vivono sia nell’acqua che sulle sponde. Sono visibili le ninfee galleggianti: in questa stagione, mostrano ancora i loro fiori bianchi.

Bombo su mentuccia.

Le sponde del lago profumano di menta, un bombo cerca polline e nettare tra i fiori. Con le piogge l’acqua aumenterà notevolmente di livello e sommergerà le piante che popolano le sponde.

Non solo  piante e animali: il libro parla anche dei castelli  della zona.  Sull’altura  che domina il lago tra il Poggio Pianale e il poggio Cerei rimangono le rovine dell’antico Castello di Arian. Sulle origini del nome di questo antico maniero si sono avanzate molte ipotesi: tra queste il libro cita la possibilità  di un antico insediamento di seguaci di Ario, un eretico aspramente combattuto da Sant’Agostino. La Storia, purtroppo, non ci ha ancora svelato tutti i suoi misteri…

Sopralluogo al castello di Arian

Tra i ruderi del Castello di Arian, quota 535 m s.l.m – Dopo i resti di un muro perimetrale del castello, la cisterna.

Oltre al Castello di Arian troviamo il famigerato castello di Santo Stefano o dei Barbavara. Per raggiungerlo occorre scendere a Roccapietra, superare il torrente Pascone e, lasciato l’abitato, seguire il sentiero ricco di reperti che raggiunge la sommità del monte. I resti del castello sono visibili anche dalla strada  provinciale, ma vale la pena affrontare la salita e arrivare a toccare con mano quelle pietre cariche di storia.

Disegno di Gustavo Reale:Castello di Santo Stefano, disegno di Gustavo Reale.

Disegno di Gustavo Reale che illustra l’aspetto del Castello di Santo Stefano durante il dominio dei Barbavara.

ruderi dell'arco di ingresso al castello dei Barbavara.

Ecco quanto rimane dell’arco di ingresso al castello di Santo Stefano, o dei Barbavara.

 

 

 

Il castello di Santo Stefano  fu fatto erigere dai conti di Biandrate: costoro  dominarono la Valle per circa trecento anni.  La rocca ebbe momenti di fortuna e momenti di sventura: distrutta una prima volta dai Valsesiani, fu ricostruita nel 1402 da Francesco Barbavara,  la cui famiglia dominò la Valle fino a quando la costruzione, nel 1415, venne definitivamente smantellata. 

Le figure che occuparono il Castello sono estremamente complesse e sfociano nella leggenda. Alcuni paesi della Valle vogliono infatti aggiudicarsi il merito della cacciata dei prepotenti dominatori ma, secondo altre visioni,  i Signori del  Castello furono  i lungimiranti  difensori della Valle…

 

Una leggenda che non trova riscontro

Si legge che a distruggere il castello fu un manipolo di coraggiosi che – nascosti in un carro di fieno – raggiunsero quel nido d’aquila per vendicare gli affronti subiti e – in particolare – per far cessare il famigerato “ius primae noctis”  che sarebbe stato imposto dal Signore.

La storia del carro  non regge perché, per raggiungere quell’isolata rocca,  occorre percorrere una stretta e ripida mulattiera, per nulla agibile dai carri.  Da rilevare poi che il  citato  “diritto della prima notte” non ha solidi fondamenti: dagli storici moderni è infatti ormai annoverato tra i falsi miti del Medioevo.

Ma la Storia, si sa, non finisce mai di stupire.

 

FOGLIA 100-x-75

 

Il libro illustra altre leggende – Chi volesse pubblicare qualcosa  sull’argomento o fare delle osservazioni potrà inviare immagini,  testi o documenti a:

storienaturali@gmail.com