Valsesia, maggio 2021: in Val Mastallone per osservare e raccontare un laghetto incastonato tra le montagne  del Comune di Cravagliana

Sentoero da Brugarolo al Laghetto di Cravagliana (Alessandro Costansza)

Il sentiero che da Brugarolo porta al Laghetto di Cravagliana (Elaborazione: Alessandro Costanza)

Da Brugarolo al Laghetto: appunti di primavera

Fotocomposizione con fontana, nome del paese, strada pedonale che lo attraversa

A Brugarolo (Foto: Franco Gray)

Merlo maschio

Il merlo sul frassino  (Foto Franco Gray)

Foto in alto  – A Brugarolo: la fontana e l’acciottolato che porta ai sentieri -   Brugarolo è una frazione del Comune di Cravagliana. Dalla strada che porta al Capoluogo ci si arriva  deviando a destra e procedendo per poche centinaia di metri fino al parcheggio. Un luogo tranquillo, accogliente.

A sinistra – Presso le prime case, un merlo canterino su un frassino ancora carico delle bacche d’edera mature.

Dalla strada che attraversa le case di Brugarolo si diramano i sentieri per i monti: per arrivare al Laghetto di Cravagliana si segue il 573.   

Fotocomposizione con silene, ruderi alpeggio e ginestre

Da Brugarolo verso il laghetto: silene su ripe fiorite, i resti di un alpeggio, uno sguardo a valle, dove scorre il torrente Mastallone (Foto: Franco Gray)

Sentiero 523: un guado

Lungo il sentiero per il laghetto: un guado (Foto: Franco Gray)

Da Brugarolo (m 625 slm) il sentiero 573 si inerpica subito verso il laghetto in un ambiente ricco di storia  e di spunti naturalistici. Il primo tratto è caratterizzato dagli interventi umani del passato: terrazzamenti sostenuti da muri a secco costruiti per creare qualche spiazzo. Abbandonate le coltivazioni, è ritornato il bosco. Uno sguardo alla vegetazione e, tra gli arbusti già in fiore,  compaiono vecchi castagneti. Alcuni castagni – certamente a causa del Cinipede galligeno e dei parassiti – sono in sofferenza e saranno presto sostituiti da altre essenze: tra queste i quercioli che troveremo più avanti, abbarbicati alle rocce. Ai bordi del sentiero si notano dei frassini ormai disseccati: il fungo parassita (Hymenoscyphus fraxineus) ha raggiunto anche queste zone per cui – mentre le foglie e i rametti si dissecano – sui tronchi le cortecce cadono a pezzi.  Poco più avanti dell’Alpe Vanisella (m 740) rimangono solo i sedimi degli antichi fabbricati. Poi, oltre il Rio Pizzetto,  il paesaggio si fa più aspro. Il sentiero – recentemente sistemato – è stato liberato dagli alberi sradicati, sono stati ripristinati alcuni gradini e delle staccionate, per cui si procede senza difficoltà con lo sguardo tra le pareti, gli strapiombi e le aperture sul torrente Mastallone che scorre tra i centri abitati del fondovalle. Si sale ancora tra i profumi del bosco, le tracce lasciate dagli animali e i recenti lavori dei volontari poi, dopo un breve tratto in discesa, si arriva in uno  spiazzo.  Siamo in primavera a quota 788 m di altitudine: il vento e varie forme di vita legate all’acqua increspano la superficie del laghetto di Cravagliana.

Laghetto di Cravagliana, maggio

Il laghetto di Cravagliana, maggio 2021 (Foto: Franco Gray)

  Tra terra e acqua

Fotocomposizione con gerridi in accoppiamento

A pelo d’acqua (Foto: Franco Gray)

Sopra – Animali che si muovono in superficie – A pelo d’acqua troviamo i Gerridi: scivolando sull’acqua creano cerchi concentrici. Alcuni già si stanno accoppiando, altri si contendono i resti di un insetto.

Girino

Girino che si nutre con i fiori ormai disseccati di un querciolo (Foto: Franco Gray)

 

Nell’acqua, tra le mucillaggini si celano altre forme di vita. Quando immergo la macchina fotografica anfibia si muovono tre grosse larve di libellula, ma subito si nascondono nuovamente tra le foglie del fondo. Le libellule allo stadio larvale predano di tutto e altrettanto faranno gli adulti quando, dopo la metamorfosi, voleranno tra le rive a caccia di insetti. Si accoppieranno nel corso dell’estate, deporranno le loro uova nell’acqua e il ciclo si ripeterà di anno in anno.

In questo periodo la pozza diventa fondamentale per la sopravvivenza delle rane e degli altri animali che compiono lo stadio larvale nell’acqua: in zona non sono presenti altri laghetti. I girini se ne stanno ammassati in un angolo ma qualche esemplare (foto a lato) va in cerca di sostanze nutritive e abbandona il gruppo. Poco lontano troviamo ancora una ovatura deposta di recente da una rana forse un po’ ritardataria…

Fotoelaborazione: tra l'acqua e le sponde

Ai bordi del laghetto (Foto: Franco Gray)

Tra il laghetto e i burroni: il pianoro

Intorno al laghetto di Cravagliana

Intorno al laghetto (foto: Franco Gray)

Foto sopra – Intorno al laghetto le panche costruite sul posto con i tronchi caduti; il tavolo è realizzato con un blocco di pietra. Al centro la quota altimetrica incisa su un sasso appeso a una betulla. A destra un querciolo abbarbicato allo strapiombo, sullo sfondo il Torrente Mastallone.  

Ginestra in fiore, con dettagli dei fiori

Ginestra in fiore (Foto: Franco Gray)

Foto a lato: ginestra in fiore 

Il laghetto forma una conca in cui si raccoglie l’acqua piovana ed è circondato da un bosco pianeggiante con qualche betulla, quercioli e castagni. Un breve sopralluogo tra felci, erbe, arbusti e alberi permette di rilevare tracce biologiche che rivelano la presenza di uccelli e di alcuni mammiferi: lungo il sentiero si sono trovati i resti (penne e piume) di una ghiandaia predata da qualche giorno e le fatte di una volpe che, per calmare la fame, si era accontentata di qualche ghianda. Le lepri evidentemente non finiscono facilmente nelle sue fauci: la loro presenza è rilevata dagli escrementi freschi lasciati ai bordi del burrone che guarda verso Cravagliana. Sui cigli del dirupo troviamo un micro-ambiente esposto al vento e ai raggi del sole, caratterizzato da notevoli sbalzi termici tra la notte e il giorno. Vi si sono insediate le poche forme di vita adatte  a condizioni climatiche inclementi e alla mancanza di suolo terroso. Le radici si insinuano nelle fessure della roccia.

Sul dirupo

Il bosco arriva fino agli strapiombi, con qualche alberello ancora abbarbicato alle pareti. Sulle rocce il timo (la nota “saleggia”) sta per fiorire. Tra i licheni, le erbe e gli arbusti troneggia un grande ginepro carico di bacche ancora verdi. La sommità della pianta  è stata in parte brucata da un grosso ungulato, forse da un camoscio.

Sul dirupo, un vigoroso ginepro abbarbicato alla roccia (

Sul dirupo, un vigoroso ginepro abbarbicato alla roccia (Foto: Franco Gray)

Ginepro, pianta femminile con bacche immature (Foto: Franco Gray)

Ginepro, pianta femminile con bacche (Foto: Franco Gray)

A destra -  Coccole di ginepro: la pianta che cresce e fruttifica sul dirupo resiste alle difficili  condizioni di vita  di un ambiente esposto alle inclemenze del clima e ai forti sbalzi termici. 

Il ginepro è pianta dioica: i fiori maschili – che producono solamente il polline -  si sono sviluppati su un altro cespuglio.  La fecondazione della pianta femminile è avvenuta soprattutto grazie al vento.   

In basso – Panorama sul fondovalle: Giavinali è una delle frazioni del Capoluogo. Il Comune di Cravagliana è caratterizzato da  numerosi nuclei abitativi sparsi tra le montagne. 

Cravagliana, il Mastallone e la Frazione Giavinali

Attorno al laghetto: il dirupo che guarda verso Cravagliana (Foto: Franco Gray)

Un ambiente ben custodito anche grazie al volontariato…

Volontari

Sul ciglio dello strapiombo (Foto: Gianmarco Regaldi)

 Foto in alto - Alcuni dei volontari che hanno recentemente ripulito il sentiero per il Laghetto

Dal laghetto a Brugarolo – Il rientro potrebbe avvenire scendendo verso Giavinali ma, raggiunta la frazione, sarebbe necessario  tornare a Brugarolo a piedi.  Sul sentiero per  Giavinali le notizie sono incerte: potrebbe essere interrotto dagli alberi caduti o dalle frane.  Il percorso dal quale siamo venuti è invece abbastanza agevole: i volontari che lo hanno ripulito e sistemato hanno compiuto un buon lavoro.

Cravagliana e frazioni – Per saperne di più vai a:

Comune di Cravagliana

Cravagliana, Wikipedia

 Franco Gray (all’anagrafe: Franco Bertola) 

Cartografia e informazioni durante il percorso: Alessandro Costanza – Foto: Franco Gray, Gian Marco Regaldi

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