Fotocomposizione con funghi e felci

I funghi crescono grazie alle sostanze organiche che le piante verdi producono e, nell’ambiente naturale, svolgono ruoli diversi: tra di essi distinguiamo i parassiti, i saprofiti e i simbionti ma, a ben guardare, la funzione che tali organismi svolgono è ben più complessa e la loro collocazione funzionale è frutto di una costruzione culturale antropocentrica.


Funghi e piante: una complessa  rete di relazioni

  

Parassiti - I funghi parassiti danneggiano la pianta su cui si insediano. Le sottraggono sostanze nutritive senza dare nulla in cambio, o ne impediscono il regolare metabolismo. Parlando dei castagneti, abbiamo già ricordato il responsabile del cancro della corteccia e i chiodini, ma l’elenco potrebbe continuare. Sui tronchi di numerose piante in evidente stato di sofferenza sono ben visibili i funghi a mensola: i più comuni appartengono al genere Fomes, vivono su diverse latifoglie ma attaccano soprattutto le betulle.

Saprofiti - I funghi saprofiti si accontentano invece di utilizzare le sostanze nutritive ancora presenti nei vegetali morti. Disgregano ciò che finisce il proprio ciclo vitale e lo trasformano in fertile humus, a sua volta utilizzato dalle piante. Nell’economia della natura giocano un ruolo fondamentale poiché, insieme  ai batteri, chiudono un ciclo e permettono di aprirne un altro.

Simbionti - I funghi simbionti in genere stabiliscono rapporti di collaborazione con le piante verdi. Si ha simbiosi mutualistica quando due o più organismi – il fungo e la pianta superiore – entrano in contatto traendone reciproci vantaggi.

 Disegno x parassiti,  saprofiti e simbiontiofiti e simbu

I funghi simbionti del castagno: accanto all’apprezzato porcino crescono delle vistose e velenose Amanita muscaria. A sinistra, i parassiti che compromettono la crescita della pianta: sono i noti funghi a mensola del genere Fomes. Sulla ceppaia di destra, i funghi decompositori compiono la loro funzione di spazzini e degradano il legno trasformandolo in humus. (Disegno di Michela Ferrara)

Cos’è una micorriza?

 

Spaccato con pianta superiore, filamenti delle micorrize e amanite

Tra le amanite rosse e la betulla passa uno stretto rapporto di collaborazione. I funghi, senza la betulla non potrebbero sopravvivere ma con i loro filamenti sotterranei  procurano acqua e sali minerali alla pianta che li ospita.  (Disegno di Tiziano Bozio Madé)

 

   I funghi simbionti stabiliscono rapporti con gli alberi attraverso le micorrize.  La micorriza è un particolare tipo di associazione tra un fungo e una pianta: il processo inizia quando le spore fungine germinano e formano sottili filamenti aderenti alle radici degli alberi. I filamenti, detti ife, si diramano nel sottosuolo alla ricerca di acqua e di sali minerali: tali elementi sono poi ceduti alla pianta verde e da questa elaborati attraverso la fotosintesi clorofilliana. In tal modo i sali minerali e l’acqua raccolti nel sottosuolo diventeranno sostanze nutritive che, ritornate alle radici, forniranno al fungo gli elementi che ne permettono la sopravvivenza. Il fungo vero e proprio compare infatti solo in determinati periodi per compiere la funzione riproduttiva: in poche giorni cresce, matura e lascia cadere le spore. Tra i simbionti più conosciuti troviamo i funghi commestibili meglio noti come porcinelli; tra questi, i Boletus scaber e le altre specie simili del genere Leccinum crescono dall’estate all’autunno, spesso tra le betulle. Sono simbionti anche l’ovulo buono (Amanita cesarea) e il porcino. Alcuni funghi vivono a contatto con alberi specifici: i laricini, ad esempio, sono simbionti obbligati del larice e dalla pianta che li ospita prendono il nome.

Porcini e funghetto bianco, la spia

Porcini in un castagneto, si tratta di esemplari che vivono in simbiosi con il castagno. In basso un funghetto bianco che, poiché condivide lo stesso habitat dei pregiati boleti, è chiamato “fungo spia”. La sua presenza è rassicurante perché indica che sotto gli stessi alberi crescono anche i porcini. (Foto: Franco Bertola)

 

L’Amanita phalloides

La mortale Amanita phalloides vive in collaborazione con varie piante superiori… 

 

Amanita phalloides

Esemplari di Amanita phalloides fotografati in autunno in un bosco misto, tra castagni e querce. (Foto: Franco Bertola)

Nell’immaginario collettivo, tutto ciò che nuoce all’uomo è da distruggere. Non è il caso dell’Amanita phalloides qui raffigurata perché, se è vero che venti grammi di questo fungo possono uccidere una persona, è altrettanto vero che nell’economia della natura la phalloides gioca un ruolo importante.  Vive infatti in simbiosi con parecchie specie di alberi e ne facilita la crescita. La morale della favola è molto semplice: non tutto ciò che è velenoso per l’uomo è nocivo per il resto dell’ambiente.  

 Tratto da “Castagni da salvare“, riduzione ed adattamento a cura di Franco Bertola (Pen name: Franco Gray).

 Vai a   Vecchi alberi: la vita attorno ai grandi patriarchi