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Archivi mensili: Febbraio 2013

I “taragn” di Sorzano

Posted on 13 Febbraio 2013 by Franco Gray Posted in Monografie .
Mappa Rasco-Castagnola. Tracciato per Sorzano

Zona del Parco Regionale del Monte Fenera. Le frazioni Rasco e Castagnola appartengono al comune di Valduggia. Come Soliva, sono dette “frazioni alte” in quanto si trovano disseminate sulle colline che circondano il capoluogo. Siamo nella Bassa Valsesia.

 

I  “taragn”

I “Taragn”, costruzioni con il tetto in paglia,   sono una caratteristica del Monte Fenera e hanno connotato parecchie aree rurali della Bassa  Valsesia. La loro origine è incerta: esistono testimonianze dell’VIII e del IX secolo che riferiscono di “tectores palloricias”; in epoca comunale troviamo norme che impongono misure cautelative atte a contrastare i frequenti incendi cui erano soggette le case con il tetto coperto di paglia.

Capanna dal tetto di paglia di segale

Un taragn di modeste dimensioni (Foto: Tito Princisvalle)

Il percorso

Sorzano  si raggiunge dalla frazione Castagnola di Valduggia percorrendo una ripida salita scavata nelle rocce metamorfiche, i micascisti. Lungo il tracciato si incontra una croce dalla foggia insolita che ricorda un oscuro fatto di sangue, o una disgrazia:

“Lorenzo Bottinelli – sta scritto su una lapide –   fu da tutti conosciuto ed amato per la sua generosa bontà.  Sia benedetta la sua memoria e la sua anima riposi nella pace dei giusti”. (1)

Dalla croce si prosegue osservando i resti  di remoti terrazzamenti sostenuti da muri a secco che testimoniano l’ormai passata gestione antropica del territorio. I faggi, sempre più numerosi,  indicano la lenta  ma costante rinaturalizzazione del bosco  a spese del castagno, specie favorita dall’autarchica economia  dei secoli scorsi. Lungo il percorso si incontra la Cappella di San Grato,  santo a cui ci si rivolgeva per  propiziarsi le forze della natura.  Della cappella, gli anziani ricordano un  intervento di manutenzione avvenuto intorno agli anni ’50 ad opera di Silvestro Rotti, detto Luff (lupo) e Alfredo Mo che portarono a dorso di mulo i coppi per la sistemazione del tetto. Negli ultimi anni il Parco del Monte Fenera  ha eseguito la completa sostituzione della copertura e la messa in sicurezza della struttura.

Dall’oratorio si prosegue in discesa fino a giungere ad un diradamento artificiale del bosco da dove si possono osservare la valle del Sizzone, la pianura e le sue città. Siamo al “ Pian dal Zanevru”, toponimo che ricorda un arbusto , il ginepro, un tempo abbondante tra i pascoli ombreggiati dai castagni da frutto.  A poche decine di metri  troviamo un bivio  contrassegnato da una croce lignea di quasi due metri che riporta la data del 13.5.81. Fu costruita da Enrico Viotti –  l’ultimo degli abitanti di Sorzano –  proprio il giorno dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II. Dalla croce si procede  piegando a sinistra e dopo pochi minuti di cammino si arriva a Sorzano.

La faggeta sulla pista per Sorzano, autunno. L'intero territorio, un tempo coltivato, è caratterizzato da manufatti quali i muri a secco di pietra che sorreggono i terrazzamenti ora occupati dal bosco.

La faggeta sulla pista per Sorzano, autunno. L’intero territorio, un tempo coltivato, è caratterizzato da manufatti quali i muri a secco di pietra che sorreggono i terrazzamenti ora occupati dal bosco (Foto: Tito Princisvalle) 

 

Sorzano e i “Taragn”

Un po’ di storia – A Sorzano  tra il 1920 ed il 1927 vivevano stabilmente 3 famiglie:  la famiglia Viotti era composta  da otto membri,  gli Scaletti da cinque, i Marini da tre. Nel  1927 la famiglia Marini se ne andò e progressivamente la frazione si spopolò. Nell’ agosto del 1964 c’era rimasto solo Enrico Viotti, detto Richetto, classe 1923. Ha continuato a lavorare e  a custodire le tradizioni fino ad un paio di anni fa e ora vive a Valduggia.

Racconta Richetto che a Sorzano  un’economia strettamente autarchica permetteva di vivere pressoché isolati dal resto del mondo. Nelle stalle, poste a lato del forno,  il numero di  mucche  era condizionato dalla disponibilità di foraggio, per cui se ne potevano allevare poche: a volte una sola. Gli animali domestici (soprattutto maiali, galline e conigli) insieme all’orto, alla vite,  alle piante di mele e di pere  e alle risorse del bosco consentivano di sopravvivere. Tutto attorno, i pendii soleggiati erano terrazzati e coltivati prevalentemente a segale e patate, quelli meno fertili erano invece tenuti a castagneto.  Mele, patate e vino venivano conservati nella “truna” la parte bassa dei taragn; nella parte superiore venivano riposti il fieno e le foglie; la segale, raccolta in covoni, occupava assieme alle castagne messe ad essiccare su graticci di vimini la parte più alta del fabbricato.  Piccoli taragn, costituiti dalla sola copertura e sprovvisti  di mura perimetrali, erano sparpagliati lungo i pascoli ed utilizzati per proteggere  il foraggio destinato agli animali alloggiati nelle stalle.

 

Caratteristiche dei Taragn

Tetto del taragn, da sotto

La fitta rete di travature e di orditure di castagno del tetto di un taragn (Foto: Franco Gray)

I  taragn valsesiani destinati a fienile o agli attrezzi hanno una luce compresa tra i due e i quattro metri. Altri hanno dimensioni maggiori e arrivano ai nove metri di lunghezza. La tecnica costruttiva usa pali di castagno scortecciati, con incassi e perni in legno. Gli spioventi del tetto  sono a forte pendenza,  il tronco del colmo è retto da una coppia di travi uniti in punta ed infissi su una banchina. Altre due coppie di travi sono disposte a croce di Sant’Andrea  nel piano di falda: fungono da controventatura  e danno rigidità al sistema. Sul telaio delle falde viene costruita una doppia orditura appesa al colmo ed appoggiata alla trave di base. Altri elementi orizzontali completano l’orditura poi, per coprirla,   vengono fissati mazzetti di steli di segale sovrapposti fino a formare uno spessore di circa 30 centimetri: hanno un’anima di legno attorno alla quale la paglia viene legata strettamente. La struttura risulta semplice e leggera ma molto robusta,  la copertura dura in media 30 anni, l’orditura in legno molto di più.  Al degrado della  copertura  concorrono principalmente gli uccelli e i roditori che vi dimorano.                                                         

Taragn presso abitazione

Sorzano, il taragn nei pressi dell’abitazione principale. Il piano seminterrato era destinato a stalla; il piano superiore era invece utilizzato come fienile. Cessati gli allevamenti, la parte bassa fu destinata alle patate e alla conservazione degli ortaggi (Foto: Tito Princisvalle)

Sullo sfondo della foto, con il tetto ricoperto di lamiera, è ben visibile la casa colonica della famiglia di Richetto: il tetto un tempo era ricoperto di paglia. I pavimenti del piano terreno sono tuttora di legno, realizzati con tronchetti verticali infissi nel terreno.

Fotocomposizione con immagini del secolo scorso.

Foto d’epoca. A sinistra la casa colonica della famiglia Viotti ai tempi in cui il tetto era ancora totalmente ricoperto di paglia. A destra  il paesaggio nei primi anni Ottanta del secolo scorso, quando i terreni erano ancora coltivati e il Richetto (nella foto con un tonco sulle spalle) provvedeva alla manutenzione degli ultimi “taragn…

Nota 1

Un giallo rimasto insoluto – Chi era Lorenzo  Bottinelli (1840 -1899)?  Contadino coniugato con Maria Scaletti, aiutava il suocero  nella conduzione di una piccola fornace in località Boraccio,  vicino a Rasco. Svolgeva altresi l’attività di mediatore e commerciava in prodotti alimentari. Contribui alla costruzione della strada che portava a Borgomanero e al fabbricato che ospitò successivamente le scuole di Soliva. Una sera,  mentre rientrava con due sacche della spesa a tracolla, perse tragicamente la vita in circostanze rimaste misteriose. I familiari, non vedendolo rientrare, ripercorsero a notte fonda i sentieri a lui abituali e, nei pressi della croce,  trovarono il cappello e un sacchetto. Poco distante fu rinvenuto il corpo esanime con una profonda ferita alla tempia causata da un legno che in parte era rimasto conficcato. Nessuno fu in grado di dire se fosse stato un incidente o un omicidio. 

Pagina a cura di Tito Princisvalle – Impaginazione e adattamento: Franco Gray

Vai a Monte Fenera

FOGLIA 100-x-75Aggiornamento – Enrico Viotti, detto “Richetto” si è spento all’età di 96 anni nel gennaio 2020. 

Nuovo aggiornamento, ottobre 2026 –  Leggo qua e là che anche l’ultimo “Taragn” è crollato sul finire dell’inverno 2026. Credo tuttavia che tra quelle macerie e in ciò che rimane della casa patronale ci sia da ri-scoprire una cultura che non andrebbe dimenticata.  (Franco Gray) 

 

Tags: case coloniche, Sorzano, taragn, Valduggia .

Il Pian di Cordova

Posted on 2 Febbraio 2013 by Franco Gray Posted in Luoghi, Monografie, Storie, Tesi e ricerche .

Il territorio del Comune di Romagnano Sesia attraversa il Fiume Sesia e si inserisce nel territorio di Gattinara in una localtà nota come “Pian Cordova”. Un confine anomalo, visto che – in genere – sono i fiumi e le alture a delimitare il territorio. Com’è andata? Ecco una storia che viene da lontano…

 

Pian di Cordova, alberi e radura.

Al Pian di Cordova tra le querce e i carpini troviamo un’ampia radura. Siamo a luglio e sullo sfondo si possono notare parecchie arnie. A destra un ramo di carpino.

Per raggiungere il Pian di Cordova venendo dalla “Bassa” al  ponte sulla Sesia che unisce Gattinara a Romagnano si prende la strada per Serravalle Sesia. Circa 600 metri più avanti  dalla parte di monte si  noterà una piazzola con una strada chiusa da una sbarra.  Si prosegue dunque a piedi e, in pochi minuti, si arriva al pianoro. Dalla piazzuola di sosta, un ripido sentiero che costeggia un ruscello porta invece ai resti del castello  di San Lorenzo e ad altri interessanti punti panoramici…

Tra le pieghe della Storia…

Il Pian di Cordova, pur trovandosi sulla sponda  destra della Sesia,  fa parte del Comune di Romagnano.Un tempo era territorio di Gattinara: cosa determinò il cambiamento? Che mai sarà successo?

Querce e carpini maturi

Attorno alla radura che caratterizza il pianoro crescono querce e carpini che mostrano i segni del tempo.

 

Le notizie sul Pian di Cordova diventato territorio di Romagnano vengono da Alessia Zacchei.  Il 2 agosto 2008 su L’Appunto  in un articolo intitolato Romagnano e Gattinara, il ponte della discordia la giornalista tratta della rivalità tra i due paesi. Tra le altre beghe, vi furono quelle relative alla costruzione del Canale Mora. Nell’articolo lo storico romagnanese  Carlo Brugo sostiene che:

« […] Nel 1492 Romagnano crea il casus belli poiché vorrebbe estrarre l’acqua per i suoi mulini dalla chiusa di Gattinara. La municipalità del borgo, per porre fine ad ogni pretesa o angheria, offre a Romagnano una parte di territorio sulla sponda destra e delle terre a nord di San Lorenzo, il Pian di Cordova, purché si lasci prelevare la roggia comunale dove avessero ritenuto più opportuno».

Il testo integrale dell’articolo di Alessia si può leggere in:

http://alessiazacchei.blogspot.it/2008/08/romagnano-e-gattinara-il-ponte-della.html

(Postato  il 5-ago-2008 in un blog g+)

 

Sentieri…

La pagina sarà completata con riferimenti storici e naturalistici. Aspettiamo contributi in merito…

 

 

 

Tags: carpini, castello di San Lorenzo, Gattinara, Romagnano, Serravalle Sesia .
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